Recensioni Primavera – Estate 2018: i miei #Maancheno

Se ve li siete persi o semplicemente non li avete letti mese per mese, ecco il #repost dei miei #Maancheno primavera – estate, in attesa dell’autunno.

So che sembra strano stroncare un libro e so anche, con assoluta certezza, che ogni libro ha i suoi fan, ma è giusto far capire a chi mi segue che non leggo solo cose belle, che mi entusiasmano. Spesso, nei gruppi di accaniti lettori, trovo la richiesta di avere titoli che appassionino, dopo brutte esperienze libresche. E no, non capita solo a chi legge molto, ma capita a tutti. La lettura è prima di tutto una scoperta: da piccoli ci sono le mamme a scegliere i primi libri, poi pian piano si creano le preferenze, che secondo me sono assolutamente da assecondare, infine la libertà vera. Quella di scegliere un libro e decidere che cosa farne, se leggerlo tutto, se lasciarlo in libreria oppure se spizzicarne piccoli pezzetti e poi comprendere che no, non fa per noi. Non mi dispiace più di tanto abbandonare un libro che non mi colpisce perché mi spiace di più intestardirmi su quello e perderne magari di migliori per strada.

La primavera e l’estate hanno avuto i loro #Maancheno, come ogni stagione. Per esempio, Sveva Casati Modignani con il suo Singolare Femminile in cui ho trovato personaggi femminili forti ma soli e uomini ombra, che si sottomettono senza grinta al volere delle donne, tutte con figli ma senza un compagno stabile, quasi che nessuno sia davvero degno di loro. Un libro che per me è stato un “abbassamento” come lettrice ad un livello di “non pensiero”: accasciata sulla poltrona, con la coperta sulle gambe, sprofondavo in un mondo borghese. L’autrice ha un tipo di scrittura molto bella, ma poco evocativa. Vale davvero la pena leggerlo? Per me no. L’ho lasciato a metà, sulla poltrona, e sono andata a cercarne uno che parlasse alla mia anima, che davvero potesse raccontarmi qualcosa di migliore.

Di un altro libro, invece, ho visto anche il film, un pessimo esempio di cinema bollywoodiano, di cui la storia scritta è sicuramente un esempio più allietante. La maga delle spezie di Chitra Banerjee Divakaruni è stato uno dei miei libri preferiti tanti anni fa, ma è diventato un esempio di come alcuni libri non venga voglia di rileggerli. Amo leggere, ma davvero leggo di tutto? No, leggo ciò che mi trasmette qualcosa e non succede niente se si sceglie di abbandonare un libro che non entusiasma per dedicarsi a ciò che ci fa battere il cuore. Non abbiate paura di lasciare il vecchio per il nuovo! E sopratutto, non abbiate paura di dividere i libri in “già letti e mai più aperti” e in “già letti, ma tenuti lì perché non si sa mai”.

Il terzo #Maancheno ha stupito anche me e mi ha lasciata davvero con l’amaro in bocca. Una delle famiglie che seguo su Instangram e Facebook, i Milijian che stanno viaggiando per il mondo, aveva consigliato questo libro per parlare di Vietnam e Sud est asiatico in generale. Mi sono subito scritta il titolo perché se già amavo quelle zone, questa era assolutamente la mia lettura. Micaela sembrava entusiasta, in Vietnam ci era già stata e ora, con Julien, Teo e Lia ci stava tornando. Il libro, Farfalle sul Mekong scritto da Corrado Ruggeri, un giornalista che in quelle zone ci ha passato lunghi anni, è stato un no appena oltrepassate le prime pagine, redatte a vent’anni dall’uscita del libro. Un reportage che purtroppo racconta un modo vecchio di viaggiare e di conoscere, un libro in cui il bianco si percepisce ancora migliore dei popoli che incontra e fa loro il favore di “assaggiare” qualsiasi loro uso per poter poi dire di non averli offesi. Un libro che, avendo visto la Malesia, poteva davvero raccontare un paese ed un popolo meravigliosi, ma che perde questa opportunità perché rimane antropocentrico e occidentale in tutte le sue espressioni. Se ieri viaggiavamo per cambiare il mondo, come testimonia questo libro, oggi viaggiamo per cambiare noi stessi ed ecco che, una lettura come questa mi sembra assolutamente fuori dal tempo.

Infine, un libro che mi è stato prestato da un’amica alla quale ho chiesto qualcosa di leggero, spensierato, da ragazze. Giulietta Squeenz di Pulsatilla, alias Valeria di Napoli, è un libro sciatto, con un umorismo un po’ troppo noir e adolescenziale, senza un linguaggio accattivante. Ho iniziato a leggerlo ma mi sono fermata alle prime pagine, poi come al mio solito, ho provato a saltare qualcosa e leggere alcune righe qui e là ma nulla, non ho trovato niente di bello da raccontarvi. Ed eccolo nei #Maancheno, nonostante sembri che questa autrice sia particolarmente amata dalle giovani.

Non mi resta che aprire altri libri e scoprire, pagina dopo pagina, se ne ho trovato uno di cui innamorarmi oppure se devo relegarlo in un angolo e metterci una bella croce sopra.

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